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Mi ero preparata al mio primo incontro con Shri Mataji piena di entusiasmo. Quando mi avevano chiesto di andare a Cabella per poterla conoscere, sapevo di non essere pronta ed ho deciso di aspettare il momento buono. Dopo nove mesi che facevo il corso, il momento buono era arrivato: sono partita per l’India. Ero emozionata, eccitata e sapevo esattamente cosa volevo: volevo vederla. Prima di partire ho chiesto a tutte le sahaja yogini cosa avevano provato loro la prima volta che avevano visto Shri Mataji. Ognuna mi aveva risposto qualcosa di personale, ma tutte avevano pianto dall’emozione e dalla gioia. E i loro racconti mi avevano riempito il cuore. Sono così arrivata in India aspettando il momento in cui anch’io avrei visto Shri Mataji, e anch’io mi sarei emozionata e avrei pianto lacrime di gioia. Ma quando il momento si avvicinava la mia mente ha cominciato a mettersi in movimento: “Beh, … piangere… che ci sarà mai di speciale nel piangere? Emozionarsi…. Beh, è facile emozionarsi quando ci sono migliaia di persone, il livello di energia è altissimo, piangere è solo una conseguenza… è quasi obbligatorio…. Se tutti piangono, vuoi che non pianga anch’io? E poi è chiaro, vedi Shri Mataji, tutti si commuovono e certo mi commuovo anch’io….” Nel campo scout, mentre tutti si preparavano per la serata di felicitazioni, io e una mia amica eravamo stese sull’erba a dormire. Ci siamo svegliate di colpo con la sensazione che fosse tardi. Infatti era tardi, tardissimo. Ci siamo andate a cambiare in fretta e furia, e poi di corsa verso il pendal, che era strapieno mentre il campo era deserto. All’entrata un’indiana ci blocca perché nella fretta avevo dimenticato di mettere il pass sul vestito. Mi arrabbio un po’ e non capisco proprio l’importanza di un pass quando sono già tutti dentro e noi siamo le uniche ancora fuori. E mi arrabbio anche perché sicuramente Shri Mataji è già dentro. Cerco di contrattare con questa signora, ma non c’è niente da fare. Mezza inviperita torno indietro attraversando il campo vuoto e all’improvviso sento qualcosa sul cuore, come se ci fosse stata un’esplosione interna, mi blocco in mezzo alla strada e non mi rendo conto di cosa mi stia succedendo, continuo a sentire una certa pressione e subito dopo comincio a piangere. Ero inebetita, ferma in mezzo al campo, sola, e queste lacrime che continuavano a scendere giù indipendentemente da me. Mentre ero lì in mezzo, mi è passata davanti una macchina bianca con i vetri neri, e in quella macchina c’era Shri Mataji. Ed io non l’ho vista.
GIOELLA NARDINI, La Spezia (Italia)
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